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Pubblicato il 17 novembre 2016 in Storie
Contro ogni evidenza scientifica c'è chi si fida della grafologia
In Francia è tuttora uno dei criteri per la selezione del personale

Prendi una biro e prova a scrivere qualcosa. Stravagante o meno che sia, in Francia tuttora la grafologia è uno dei criteri più utilizzati nella selezione del personale. Negli anni ‘80 pare ricorressero all’assistenza di un grafologo addirittura il 93% delle imprese, più della metà delle quali in maniera sistematica. Oggi, secondo varie ricerche, continua a servirsene una quota che varia dal 30 al 50%. In giro per l’Europa, compresa l’Italia, le percentuali oscillano fra il 2 e l’8%.

 

Nel 2005 uno studio della British Psychological Society ha equiparato la grafologia all’astrologia, concludendo che ai fini della definizione di una personalità ha una attendibilità pari a zero. Eppure, nonostante non abbiano mai dato esito positivo gli oltre duecento tentativi di validazione scientifica che si sono succeduti nel tempo, i sostenitori della grafologia non hanno ancora alzato bandiera bianca.

In Italia da vent’anni esistono, sia pur sparuti, dei corsi di laurea in consulenza grafologica e si calcola che siano un paio di migliaia i professionisti del settore (per dare due parametri in Francia sono 5 mila, in Giappone appena 20). Molti di loro non si limitano ad effettuare perizie calligrafiche in ambito giudiziario ma rivendicano di poter riconoscere qualità e attitudini di un individuo attraverso la sua scrittura.

A dar retta ai suo cultori, la grafologia sarebbe in grado di riconoscere fino a 5 mila differenti tratti caratteriali. Chi scrive in caratteri piccoli sarebbe timido, chi in caratteri cubitali estroverso. Chi scrive con lettere inclinate a destra rivelerebbe un desiderio di sperimentare cose nuove, se viceversa sono piegate a sinistra potrebbe nascondere un segreto. Chi lascia poco spazio fra una parola e l’altra denuncerebbe una paura di solitudine. La rotondità dei caratteri sarebbe sintomo di creatività.

 

L’idea che esista una relazione fra tipo di scrittura e personalità fu ventilata già da Svetonio, lo storico latino, che ne accennò nella biografia dell’imperatore Augusto. È tuttavia è nell’Ottocento che la grafologia ha iniziato a trovar credito sulla scia della pubblicazione di un manuale di Jean-Hippolyte Michon, un abate francese.

È a partire dagli anni ’60 che l’affidabilità della grafologia come strumento utile per la selezione del personale è stata messa in discussione. Nel 1967 un primo esperimento ebbe come protagonisti 63 venditori che produssero campioni della loro scrittura decifrando i quali un gruppo di grafologi doveva stabilire chi di loro aveva successo nella propria attività e chi no. I risultati furono sconfortanti.

Nel 1983 due psicologi, l’americano Richard Klimoski e l’israeliano Anat Rafaeli, demolirono a loro volta la presunzione che la grafologia sia in grado di predire chi avrà successo nelle vendite facendo esaminare a 20 professionisti del ramo gli scritti di 115 agenti immobiliari e mediatori. Dovevano riconoscere chi erano i migliori e chi i peggiori in termini di produttività. Anche in questo caso i risultati furono deludenti e non si discostarono di molto da quelli ottenuti da un gruppo di 20 studenti universitari, del tutto ignari delle teorie grafologiche, che furono chiamati a fare la stessa valutazione.

 

Per i grafologi lo studio di Klimoski e Rafaeli, ed altri che seguirono, fu un duro colpo. In Olanda, in Germania e in Gran Bretagna, paesi dove era piuttosto in auge, la grafologia è pressoché scomparsa nei processi di assunzione. Le credenze però sono dure a morire e in Francia, che degli studi grafologici è stata la culla (e dove esistono un’infinità di scuole e di corsi anche per corrispondenza), la grafologia continua ad avere accaniti sostenitori. Acquistare un’analisi grafologica costa fra i 50 e i 250 euro, a seconda di quanto è approfondita. E se si è ridotto, pur restando comunque consistente, il mercato di candidati e aziende, gli operatori del ramo non demordono e puntano su altri versanti come l’affinità di coppia. Come dire: prima di impegnarti sentimentalmente con qualcuno, fai esaminare ad un esperto la sua scrittura...

 

SCRITTO DA
Ugo Ravaioli

Ugo Ravaioli

Ugo Ravaioli, forlivese, giornalista professionista e scrittore, ha lavorato per oltre trent'anni a "Il Resto del Carlino", dirigendo varie redazioni provinciali. Oggi la sua attività è rivolta alla comunicazione d'impresa e alla manualistica aziendale. È autore inoltre del libro umoristico "Né Paco né Willy figuravano tra questi".
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