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Pubblicato il 16 marzo 2017 in News
Metodico ma anche intuitivo Scopriamo il nostro Mister Hire
In azione il protagonista del nuovo libro di Broccoli e Cabrini

Nella sezione Palestra Lavoro è da alcuni giorni disponibile, sia in formato cartaceo sia in formato digitale, il nostro ultimo prodotto editoriale: “Mister Hire”. Oltre che essere il nuovo brand dei nostri servizi di recruitment e di assessment, Mister Hire è anche il protagonista del racconto che nel libro intercala i capitoli nei quali Federica Broccoli e Flavio Cabrini illustrano tecniche e procedure che sono alla base di un processo di selezione di successo.

Sia la parte narrativa sia la parte manualistica sono pensate soprattutto per i datori di lavoro e per chi professionalmente si occupa di risorse umane. Ma la lettura può rivelarsi in qualche modo istruttiva pure la più vasta platea dei candidati, che in vista dell’inoltro di un curriculum o in preparazione ad un colloquio possono trovare suggerimenti e spunti per mettersi meglio in luce.

Qui di seguito vi proponiamo un brano della parte narrativa. Vedrete come Mister Hire (il cui vero nome è Jack Hill) spiega all’imprenditore Paride Longhi uno dei tipici effetti distorsivi che spesso viziano i nostri giudizi e ci portano a fidarci delle persone sbagliate.

*  *  *

         «Longhi, mai sentito parlare di halo effect? È un fenomeno piuttosto comune e lei ne è rimasto vittima».

          Lo sguardo interrogativo che gli rivolse Longhi indusse Jack a proseguire. «Nella vostra lingua – spiegò – credo si chiami effetto alone. Mi lasci fare un esempio. Qualche giorno fa ero a Borgomanero, in Piemonte, e ho assaggiato i “Brutti ma buoni”. Dei dolcetti deliziosi, absolutely. Ma non li avrei mai scelti se un mio cliente non avesse insistito perché lo facessi. Hanno davvero un aspetto ben poco invitante. In esposizione c’erano anche dei cupcakes coloratissimi, spettacolari alla vista. Ne ho voluto a tutti i costi prendere un paio e si sono rivelati una mezza delusione. Niente a che vedere con quelli della Primrose Bakery, a Covent Garden. L’effetto alone è quell’automatismo che ci porta a dare per scontato che se un dolce è bello esteticamente debba essere di sicuro squisito e se non lo è non possa essere particolarmente gustoso. Con Carminati lei si è fatto ingannare dalla confezione. Deve averlo trovato brillante e disinvolto, due caratteristiche certo positive da cui ha tratto frettolosamente la conclusione che il soggetto possedesse tutte le altre ancor più necessarie per fare un buon lavoro».

         «Potrei licenziarlo in tronco!» sbuffò Longhi, strizzando gli occhi e stringendo i pugni.

         «È una possibilità – ammise Jack, ormai decisamente investito nella parte di Mister Hire – ma temo sia una hard nut to crack. Insomma, come diciamo noi, una noce dura da rompere. O meglio, come dite voi,  “un brutto gatto da pelare”...».

         «Gatta, gatta – precisò Longhi –. Si dice “una brutta gatta da pelare”».

         Jack si astenne dal commentare che in Gran Bretagna nessuno si sarebbe mai sognato di pelare gatti come fossero patate. Poi si schiarì la voce e sentenziò: «È statisticamente provato che licenziare costa più che assumere. E questo indipendentemente dal fatto che un giudice riconosca la giusta causa. C’è un metodo più indolore del licenziamento: lasciare che a sbrigare il lavoro siano storming e norming».

         Longhi era senza parole. Allentò la cravatta e sbottonò il colletto della camicia. Ma di che diavolo si stava parlando?

         «Le dinamiche che si producono all’interno di un gruppo – riprese Jack – seguono un ciclo definito in psicologia ASA. La sigla sta per attrazione, selezione, attrito. Per capirci, tendiamo a frequentare le persone che ci piacciono e a scansare quelle che non ci piacciono.  Fin qui le è chiaro, Longhi?».

         «Francamente, dottor Hill, non capisco dove vuole arrivare».

         «Longhi, l’appassiona il calcio?».

         «Il calcio? È da qualche anno che non entro più in uno stadio...».

         «Beh, è lo sport più bello del mondo e l’abbiamo inventato noi inglesi – aggiunse Jack con una punta d’orgoglio –. Come lei sa, si gioca in undici. Immagini che nel corso di una partita nove componenti di una squadra si stiano impegnando alla morte per segnare il gol della vittoria mentre gli altri due vagano svogliatamente per il campo. Non tornano in difesa e ogni pallone che capita loro fra i piedi è perso. Capita l’antifona, i nove finiranno per escluderli da qualsiasi manovra, per emarginarli».

         «Per caso è quello che lei chiama storming?».

         «Esattamente, Longhi! A chiamarlo così sono gli studiosi che hanno osservato e indagato questi fenomeni. Lo storming in sostanza – continuò Jack – è la fase in cui all’interno di un gruppo si creano dello ostilità. La successiva è il norming ed è il gruppo stesso ad elaborarla: o ti conformi a certe regole o determinati comportamenti oppure sei fuori. E chi non accetta di farlo esce volontariamente dal gruppo. Ma mi conceda un altro esempio. Immagini adesso che in quella stessa squadra tutti e undici abbiano cercato di fare del loro meglio ma nonostante ciò si trovino in svantaggio di un gol. Mancano poco più di venti minuti al fischio finale, la fatica si sta facendo sentire ed è subentrata una certa rassegnazione. L’allenatore decide due cambi e i nuovi entrati vanno in campo con la voglia di spaccare il mondo. La loro furia agonistica è tale che finisce per galvanizzare i compagni. Erano stanchi e sfiduciati ma all’improvviso trovano dentro di sé energie insospettabili. Qualcosa in cui non credevano più, ad un tratto diventa raggiungibile. Capisce, Longhi?».

         «Non del tutto...».

         «Quello che intendo dire – concluse Jack – è che inserire persone motivate ha sempre il potere di rivitalizzare un gruppo che sta perdendo slancio».

 

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