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Pubblicato il 01 febbraio 2015 in Perle di saggezza
Selezione del personale: guardare al passato per predire il futuro
Perché nei colloqui di lavoro ci si concentra sui comportamenti

“Assumere è difficile, è come trovare un ago in un pagliaio”. Era il febbraio del 2008 quando a Kona, una delle isole delle Hawaii, Steve Jobs si espresse così durante un’intervista esclusiva concessa a Betsy Morris, all’epoca senior editor dell’autorevolissimo magazine Fortune e oggi a capo dell’ufficio di Atlanta del non meno accreditato Wall Street Journal. Jobs nell’occasione rivelò di aver assistito, spesso conducendoli personalmente, a più di 5 mila colloqui di selezione e in tutti di aver sempre rivolto una stessa, brusca domanda: “Why are you here?”. Che ci fai qui?

            Più che le risposte a Jobs interessavano le reazioni, quelli che lui chiamava i “meta-data”, cioè i dati da cui ricavare altre informazioni che convergessero verso l’obiettivo cruciale che deve sempre presiedere un colloquio di selezione: capire se la persona che si ha davanti è quella giusta. Già, ma come si fa? Nei seminari e nei corsi (uno intensivo, totalmente gratuito, è in programma il prossimo 19 febbraio nella sede della nostra azienda) che tengo regolarmente c’è un aspetto preliminare che ogni volta mi sforzo di sottolineare: si seleziona prima con la testa e poi col cuore.

            La buona riuscita di una selezione dipende all’80% dalle tecniche adottate, dal rispetto delle procedure che vanno seguite e dall’utilizzo delle pratiche più collaudate e corrette. Solo il 20% del processo è legato alla sensibilità e alle abilità relazionali del reclutatore. Questo vale anche per gli addetti ai lavori più scafati: gli elementi oggettivi contano quattro volte di più del cosiddetto “fiuto”. Ciò che fa davvero la differenza, insomma, è l’applicazione più fedele possibile della metodologia standard e soltanto successivamente entrano in gioco le valutazioni personali, l’intuito e l’esperienza. Non sono ammesse deroghe neppure se ad essere preso in esame è un candidato ampiamente conosciuto. Benché possa trattarsi di un amico o di una persona consigliata da qualcuno verso il quale si nutre la massima fiducia, la candidatura dovrebbe comunque essere vagliata alla luce di un preciso iter (analisi cv, test attitudinale, colloquio e approfondimenti), senza saltare passaggi. Non dovrebbero esistere scorciatoie o percorsi d’ingresso alternativi,

            Google da qualche anno è considerato il miglior posto al mondo in cui lavorare ed è anche l’azienda che investe maggiormente nella ricerca e selezione del personale. Dispone di uno staff di oltre 750 reclutatori, con un rapporto di uno ogni 53 dipendenti. Annualmente affluiscono circa 2 milioni di cv all’anno. Ebbene, in un’intervista rilasciata al New York Times nel giugno 2013 Lazlo Bock, il responsabile delle risorse umane, ha ammesso che Google si è visto costretto a rivedere del tutto i suoi processi di selezione di cui in passato facevano parte integrante autentici quiz rompicapo. Del tipo: quante palline da golf possono essere contenute in un aereo? «I rompicapo si sono rivelati pure perdite di tempo – ha spiegato Bock – e il fatto che uno indichi come risolverli non è predittivo di nulla. A funzionare sono le interviste comportamentali strutturate».

            Che vuol dire? Significa porre domande per rendersi conto di come chi si ha davanti si comporterebbe o reagirebbe (ma anche come si è comportato o ha reagito in passato) in determinate situazioni tipiche di un ambiente di lavoro. Ciò di cui a Google si sono resi conto è che il quoziente di intelligenza, i titoli di studio e perfino l’esperienza non garantiscono di per sé prestazioni e risultati. Predittivi della produttività sono piuttosto i comportamenti, che tendono ad essere stabili e “cronici”. Chi ha fatto una cosa nel passato, tenderà a farla ancora, a meno che nella sua vita non intervenga un fattore fondamentale a cambiare la situazione. Il futuro di una persona nella maggior parte dei casi sarà simile al suo passato.

SCRITTO DA
Federica Broccoli

Federica Broccoli

Federica opera da oltre 15 anni nel campo della consulenza aziendale, della selezione del personale e della formazione. Ha tenuto centinaia di corsi a imprenditori e manager sui temi della motivazione del personale e della ricerca dei talenti. E’ autrice, insieme a Flavio Cabrini, del libro “Scegli chi ti aiuta”, un testo innovativo che aiuta gli imprenditori a trovare le persone giuste per realizzare i loro sogni.
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