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Pubblicato il 15 luglio 2014 in Consigli
Colloqui di lavoro: una domanda che fanno in tutto il mondo
In questo articolo spiego perchè durante un colloquio di lavoro viene posta la domanda "dove si vede tra 5 anni"

“Where do you see yourself 5 years from now?”. ¿Cómo ve la evolución del puesto en los 5 próximos años?”. “Quel poste aimeriez-vous occuper dans 5 ans?”. Il mondo è davvero piccolo e, qualunque sia la lingua madre e il paese di appartenenza, nel repertorio dei selezionatori figura una domanda etichettata come una delle più classiche fra quelle che generalmente caratterizzano un colloquio di lavoro: “Dove si vede lei fra 5 anni?”. Dal punto di vista dei candidati è una domanda che qualcuno finisce per giudicare strana, imbarazzante o insidiosa. Personalmente io la pongo sempre, magari accorciando l’orizzonte temporale anche a soli 3 anni. E la pongo non per allentare la tensione di chi mi sta davanti o per riempire un vuoto, ma con finalità ben precise. Perché le risposte che vengono fornite possono risultare piuttosto indicative, mettendo in luce vari aspetti:

  • Quali sono gli obiettivi delle persone che ho di fronte
  • Se hanno le idee chiare sul futuro, se cioè vogliono andare da qualche parte oppure se si lasciano trascinare dalla corrente
  • Se gli eventuali progetti riguardano esclusivamente loro stessi o coinvolgono anche altri
  • A cosa danno priorità: lavoro, famiglia, interessi?
  • Certi lati del loro carattere: sono visionari, ambiziosi, rassegnati, disillusi, positivi, demotivati?

 

A priori una risposta corretta non esiste, ma certo è importante non farsi trovare spiazzati e farfugliare soltanto qualcosa di terribilmente scontato. In fatto di prontezza, mi hanno raccontato di un giovanotto in lizza per una posizione di praticante in un grosso studio legale milanese che, interpellato in proposito da uno dei titolari, con indubbia sfacciataggine ha risposto: “Fra 5 anni io mi vedo al suo posto”. Ebbene, è stato assunto. A me, al contrario, è capitato di imbattermi in un candidato non altrettanto sveglio che mi ha risposto: “Tra 3 o 5 anni mi vedo bene, grazie!”.

 

Benché talvolta non sia del tutto facile conciliare ambizione e realismo, debbo dire che ultimamente ricevo un po’ troppo spesso risposte che mi rivelano che ho di fronte persone “con i piedi molto per terra”: trovare un lavoro (qualunque), avere una vita tranquilla, pochi pensieri. Soprattutto tra i giovani trovo banalità e poca inventiva.

 

Le risposte più convincenti sono ovviamente quelle di chi ti parla di progetti specifici, di obiettivi di crescita e di sviluppo (e li esprime in numeri), sorride e si accende mentre te li racconta. Ancora più importante di “cosa” vogliono fare è “perché” vogliono fare proprio quello. Ed è proprio domandando come un candidato si vede in una prospettiva futura che si possono meglio comprendere quali sono i suoi valori (soldi, aiuto, soddisfazione personale, fama, divertimento, benessere…). Recentemente mi ha colpito un neo laureato in odontoiatria che mi ha detto che avrebbe dedicato i prossimi 3-4 anni a girare per gli studi odontoiatrici solo per imparare senza essere stipendiato. Mi ha chiesto perciò se lo studio medico per cui si stava candidando invece che pagarlo in denaro poteva retribuirlo in corsi di formazione.

 

SCRITTO DA
Federica Broccoli

Federica Broccoli

Federica opera da oltre 15 anni nel campo della consulenza aziendale, della selezione del personale e della formazione. Ha tenuto centinaia di corsi a imprenditori e manager sui temi della motivazione del personale e della ricerca dei talenti. E’ autrice, insieme a Flavio Cabrini, del libro “Scegli chi ti aiuta”, un testo innovativo che aiuta gli imprenditori a trovare le persone giuste per realizzare i loro sogni.
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