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Pubblicato il 18 luglio 2018 in Consigli
Come è meglio vestirsi per un colloquio di lavoro?
Mister Hire ti consiglia l'abbigliamento giusto per un colloquio di lavoro.

Hello guys,

 

oggi voglio raccontarvi che mi ha sorpreso uno studio commissionato da Ladders, una società di reclutatori statunitense, secondo il quale il 37% dei selezionatori formula il suo giudizio sui candidati basandosi in primo luogo sul dress code, insomma su come si vestono. Io probabilmente appartengo al residuo 63%. Non nego che esistano situazioni che richiedano un abbigliamento appropriato, ma ho sempre in mente un proverbio delle mie parti che avverte “It’s not the gay coat that makes the gentleman”. E cioè non bastano un cappotto o una giacca eleganti a fare un gentleman. E nel mio caso nemmeno basta il bowler cap, ovvero il mio inseparabile copricapo che non ho mai capito perché voi italiani chiamate bombetta. Mica esplode, absolutely!

 

Sarete tutti d’accordo nel riconoscere che il nostro abbigliamento parla di noi ed influenza le impressioni che gli altri ricavano sul nostro conto. Forse non avete mai considerato però che ciò che indossiamo ha effetti anche su noi stessi.  For better or worse, ossia nel bene o nel male. Lo ha spiegato benissimo una mia connazionale, Karen Pine. È una pretty lady non più giovane, che esibisce con disinvoltura pettinature un tantino funky con le quali acconcia una matassa di ciuffi color avorio. Vive a un’ora di treno da Londra in un cottage che era appartenuto al regista Stanley Kubrick. Già, quello di “Arancia Meccanica”, of course!

 

Mrs. Karen dopo essersi occupata di per dieci anni di attività commerciali, pubblicità e pubbliche relazioni, decise di rimettersi a studiare e reinventarsi. E nel 1997, conseguito brillantemente un dottorato di ricerca, ha intrapreso la carriera di psicologa a livello accademico. Nel 2014 ha pubblicato un libro che si intitola “Mind what you wear”, ovvero “Fai attenzione a cosa indossi”. È il frutto anche di una serie di curiosi esperimenti. In un caso ha riunito un gruppo di studenti e ad alcuni di loro ha chiesto di indossare una t-shirt sulla quale era raffigurato Superman. Dialogando con i ragazzi Mrs. Karen ha scoperto che il semplice fatto di avere impressa sul petto l’immagine di un supereroe accresceva l’autostima: ci si sentiva più prestanti, più simpatici e più efficienti rispetto a chi aveva mantenuto l’abbigliamento con cui era entrato in aula. In un altro caso ha sottoposto dei problemi matematici ad un gruppo di ragazze, ad una parte delle quali ha chiesto di presentarsi in tenuta da spiaggia ottenendo un risultato inverso: a commettere più errori erano le ragazze in infradito e in pareo.

 

So, what’s the bottom line? Allora, come direste voi, qual è il succo del discorso? Esattamente questo: che le scelte dei capi che indossiamo hanno un impatto non trascurabile su come ci sentiamo, sui nostri livelli di energia, sul nostro grado di sicurezza, sulla convinzione con cui affrontiamo gli impegni di lavoro e l’efficacia con cui li portiamo a termine.

 

Per concludere, sul dress code per i colloqui di lavoro si sprecano sul web raccomandazioni e suggerimenti.  La cravatta sì o no? Tacchi alti o scarpe basse? Colori vivaci o spenti? Date retta a me: evitate che diventi motivo di ansie o preoccupazioni. Domandatevi qual è l’immagine di voi che volete offrire, quella che meglio rappresenta chi siete e quanto valete, ed esprimetela con il look che vi fa sentire più a vostro agio, più disinvolti, più determinati a cogliere le opportunitàE “break a leg”, come diciamo noi inglesi. Letteralmente significa “rompetevi una gamba” ma è l’equivalente del vostro “in bocca al lupo”!

                                

Sincerily, Mister Hire

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