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Pubblicato il 04 ottobre 2018 in Consigli
Come si sceglie la foto da mettere nel curriculum?
Selfie o non selfie? Mister Hire ci aiuta a capire come scegliere la foto da mettere nel curriculum
Hello guys,
 
alzi una mano chi di voi ha un “selfie stick”. È quel bastoncino telescopico su cui fissare lo smartphone per gli autoscatti. L’ha inventato nel 1983 Hiroshi Ueda, un ingegnere giapponese, ma non ci ha fatto, come direste voi, il becco di un quattrino. Parafrasando John Dalton, un famoso scienziato mio connazionale, “It was the right idea, but not the right time”: era una buona idea ma non il momento giusto! La moda dei selfie era ancora al di là da venire. È andata diversamente al canadese Wayne Fromm che nel 2005, quando i selfie impazzavano, ha brevettato a sua volta un aggeggio simile e ne ha venduti milioni di esemplari in giro per il mondo. 
 
Personalmente non ho nulla contro i selfie ma vi sconsiglio caldamente di non servirvene per la foto che inserite in un curriculum. Nei CV la foto è facoltativa. Quando c’è, vi assicuro che è la prima cosa che salta agli occhi. Però attenzione, è un’arma a doppio taglio. Può risultare un elemento a vostro favore o a sfavore: “that’s up to you”, diciamo noi. Ovvero, dipende da voi! Io paragono il CV ad un abito buono, quello che indossa quando si vuol fare bella figura.
 
E un selfie su un CV somiglia ad una toppa su uno smoking…
 
Dalle mie parti, nel Regno Unito, corredare un curriculum con una foto può significare darsi la zappa sui piedi. Lo stesso vale per l’Australia e per gli Stati Uniti. Why? Beh, noi anglosassoni abbiamo il culto delle pari opportunità e ferree leggi contro ogni tipo di discriminazione. Lo scorso anno la BBC fece in proposito un curioso esperimento: rispose a cento offerte di lavoro inviando due CV del tutto similari a nome di due candidati di fantasia, Adam e Mohamed. Ebbene, al sedicente Adam arrivarono il triplo delle proposte di colloquio rispetto a Mohamed. Lo sapevate poi che in Francia nel 2006 fu addirittura approvata una legge che imponeva alle aziende con più di 50 dipendenti di esaminare esclusivamente CV anonimi? Non solo dovevano essere privi di foto, ma non dovevano contenere neppure dati anagrafici, compresi età o sesso.  
 
C’è un detto sempre delle mie parti che avverte “When in Rome, do as the Romans do”. Quando sei a Roma, fai come fanno i Romani. Qui in Italia nessuno si sogna di muovere obiezioni sulle foto nei CV. Nemmeno io, a dispetto dei miei natali londinesi. Anzi, trovo che la foto renda una candidatura più identificabile agli occhi dei selezionatori che ne vagliano a volte centinaia al giorno. L’80% delle informazioni che restano impresse nella memoria sono di tipo visivo: la foto aiuta il “recruiter” a ricordarsi di voi. Credetemi, ometterla è un “big mistake”, un errore madornale: riduce le possibilità di emergere nella massa ed accedere alla successiva fase di selezione. La foto favorisce una maggiore personalizzazione del curriculum e contribuisce a differenziarsi rispetto agli altri candidati, tanto più che ad oggi sono ancora poche le persone che decidono di esporre subito la propria immagine. In secondo luogo, la foto stabilisce una sorta di primo contatto con il reclutatore poiché rappresenta un buon promemoria per lui in sede di colloquio.
 
I datori di lavoro non cercano né veline né macho men. Perciò niente foto frivole e neppure pose da set cinematografico. Niente orpelli, tipo copricapi od occhiali da sole. Niente espressioni sguaiate o corrucciate.
 
Puntate su foto il più possibile professionali, rappresentative della vostra personalità come di sicuro non possono essere quelle scattate dalle cabine fototessera. E se volete metterci un tocco di originalità, fatelo con sobrietà e con il volto sempre bene in evidenza. Infine, non allegate la foto a parte: deve essere un elemento integrante del curriculum!
 
Yours sincerely,
Mister Hire
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