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Pubblicato il 22 marzo 2019 in Sondaggi
Cosa dovrebbero tenere maggiormente in mente i selezionatori nelle loro riflessioni?
Svelandovi i risultati del terzo sondaggio Mister Hire ci rivela la sua opinione.
Hello guys,
una volta tanto don’t see eye to eye, ovvero non la vediamo allo stesso modo. Mi riferisco al risultato del nostro terzo sondaggio, lanciato a fine novembre, in cui chiedevo di cosa dovrebbero tenere maggiormente conto i selezionatori nelle loro valutazioni.
 
Fra le cinque opzioni che suggerivo, una ha stravinto: l’esperienza professionale.
È stata, come dico io, una landslide, una vittoria schiacciante: si è espresso così addirittura il 64,42% dei 163 votanti. Una landslide è una frana: so perfettamente che per voi italiani una “frana” è un clamoroso insuccesso mentre dovete sapere che per noi inglesi è esattamente l’opposto. Quello che non capisco, absolutely, è perché per voi una “valanga” di consensi è un trionfo mentre una “frana” è un fallimento. Sorry, lo trovo davvero incoerente!
 
Ma veniamo alla classifica: al secondo posto troviamo l’esito del colloquio (ossia come il candidato si presenta sia a livello tecnico che non), indicato dal 18,40% dei partecipanti al sondaggio. Poi con percentuali minime seguono il risultato del test di assessment (7,98%), i titoli di studio (6,13%) e le referenze (3,07%).
 
Non vi dirò qual è il mio ranking ma una cosa l’avrete già capita: non sono d’accordo con chi è del parere che l’esperienza professionale sia da collocare al primo posto! Questo perché ormai non possiamo NON tener conto delle tante chiacchierate soft skills (competenze trasversali) come: precisione, resistenza allo stress, problem solving, creatività, etica, autonomia, flessibilità, affidabilità, capacità organizzativa, team work, leadership, ecc.
 
Avrete notato che fra le opzioni mancava la competenza. Se andate su Wikipedia leggerete che cercare di dare una definizione del concetto di competenza è assai arduo, poiché di questa nozione esistono molteplici categorie elaborate in discipline e in ambiti diversi. It’s true, è vero! Nei vocabolari inglesi, che la fanno meno complicata, troverete comunque che competence è l’abilità di fare qualcosa con successo ed efficientemente. Ma che cosa?
Esistono ruoli in cui ciò che conta è la competenza tecnica. Vi fidereste a salire su un aereo se alla cloche ci fossi io? E ancora: sareste più tranquilli se il pilota è al suo primo decollo o se viceversa ha al suo attivo migliaia di ore di volo? In un caso come questo la competenza tecnica è il requisito e l’esperienza professionale un valore aggiunto.
 
Non starò qui a dirci, come sosteneva Oscar Wilde, che esperienza è il nome che diamo ai nostri errori. Converrete però con me che aver fatto una cosa per più tempo, o per più volte, non significhi necessariamente saperla fare meglio. 
In inglese ci sono due termini che di diverso fra loro hanno una sola consonante: aptitude e attitude. Con aptitude si intende una competenza acquisita, qualcosa che si sa già fare. Con attitude si intende l’atteggiamento, il come ci si pone di fronte a qualcosa. Il mio connazionale Richard Branson, fondatore di un gruppo che l’ha reso l’uomo più ricco d’Inghilterra, ha coniato lo slogan “Hire for attitude, train for aptitude” (Assumi per atteggiamento, forma per competenza). Ne ho fatto la mia massima. Se vuoi comprendere qual è l’atteggiamento di un candidato, colloquio e test sono due strumenti essenziali e complementari. Sappiatelo!
See you next time,
Mister Hire
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