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Pubblicato il 16 gennaio 2019 in News
HR Gamefication
Le nuove frontiere del recruiting
Hello guys,
 
immagino sappiate che noi inglesi siamo accaniti scommettitori. Ogni occasione è buona. Non so quante migliaia di sterline ultimamente sono state puntate, ad esempio, sul nome che il principe Harry e la sua sposa americana avrebbero prescelto per il “Royal Baby”, il loro primogenito. Ma non solo: si poteva scommettere sul sesso, sul giorno natale e sul peso del nascituro. Se però parliamo di “gambling problem”, insomma di vizio del gioco, voi italiani ci battete alla grande: solo gli australiani spendono più di voi fra slot machines e lotterie varie, istantanee o meno che siano.
 
Ebbene, se avete la passione del gioco e cercate lavoro, c’è una nuova opportunità che si va affermando: la HR Gamification.
 
Cos’è?
 
Si tratta in sintesi di utilizzare dei giochi online come strumento per la selezione dei candidati. In questo blog sono ormai oltre duecento i post archiviati e di gamification ci è già capitato di parlarne. Cliccando qui, se volete saperne di più, potrete leggere fra gli altri il post che dedicammo al più noto di tutti i games, “Wasabi waiter”, un videogioco in cui il candidato manovrava un cameriere. Lo ideò la società leader in questo settore che è la Knack di Palo Alto, in California.
Proprio la Knack ha messo a punto i games proposti di recente al Career Day dell’Università Luiss e di cui si sono servite per valutare i candidati aziende come Fiat Chrysler od L'Oréal. In queste settimane Adecco ha messo online Snooze, un game che è un videoracconto al quale si accede attraverso Facebook e tramite il quale si effettuano le preselezioni fra quanti sono interessati a far parte dello staff della multinazionale svizzera, che è la più grande agenzia di somministrazione lavoro del mondo. Unilever, un colosso che detiene circa 400 marchi di prodotti di largo consumo, come ultimo step dei suoi processi di selezione propone Pymetrics: 12 giochi da completare entro 20 minuti sul proprio smartphone che mettono alla prova le capacità di concentrazione e di memoria. Insomma la gamification ormai “catch on”, cioè – come direste voi – sta davvero prendendo piede. 
 
Una moda? I don’t believe, non credo. Nel mondo del lavoro ormai irrompono in massa i cosiddetti millennials, la generazione dei nativi digitali, cresciuti con PlayStation e Xbox. Un anno fa una ricerca realizzata da Ranstad e da uno staff di esperti dell’Università Cattolica di Milano rivelò che l’85% delle direzioni HR italiane vedeva con favore la gamification anche se ancora è poco conosciuta dai tre quarti delle aziende. Quanto a me, non sono più un giovanotto ma mi adeguo: a Babbo Natale mi ha portato una console per videogiochi.
 
Game over,
Mister Hire
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