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Pubblicato il 25 ottobre 2018 in News
Smart working: storia e riflessioni
Lo smart working è una delle nuove frontiere del lavoro, come si sta evolvendo?
Hello guys,
 
vi è mai capitata un’offerta di impiego in cui il datore di lavoro scrive espressamente “cerchiamo di essere il più possibile flessibili, offrendo opzioni che includono orari variabili e lavoro a casa”, aggiungendo che già molti suoi dipendenti “stanno sfruttando al massimo questa flessibilità, inclusi i più anziani”? Nel mio paese annunci che ventilano opportunità di questo tipo non sono affatto come diciamo noi hen’s teeth, cioè denti di gallina, o come direste voi mosche bianche. Ebbene, le frasi che ho messo fra virgolette le ho riprese da un’offerta di impiego pubblicata in questi giorni dalla Bank of England, la più antica banca centrale del mondo, che sta ricercando figure per ruoli amministrativi e di segreteria. 
 
In all sincerity, non mi ha sorpreso l’annuncio ma da chi proveniva. La Banca d’Inghilterra esiste dal 1694 e per me ha sempre rappresentato la conservazione. Insomma, an old lady who is showing its age, ovvero una vecchia signora che mostra i suoi anni. Me ne ero fatta un’idea sbagliata forse per colpa di “Mary Poppins”. C’è una sequenza del film in cui Mr. Dawes, un vecchissimo, decrepito e barcollante banchiere, declama «Finché la Banca d’Inghilterra sta in piedi, sta in piedi l’Inghilterra». Ma mentre lo dice incespica e devono sostenerlo. Beh, grazie a quell’annuncio, che rivela quanto sia aperta e pronta all’innovazione, oggi sono assolutamente convinto che la Banca d’Inghilterra continuerà a stare a lungo saldamente in piedi, garantendo la solidità dei miei risparmi in sterline. 
 
Su questo blog allo smart working (chiamato ora anche flexibile working, remote working o agile working) abbiamo dedicato un post nel 2016. Potrete rileggerlo cliccando qui. Un anno dopo, nel giugno del 2017, è entrata in vigore in Italia la legge che lo disciplina chiamandolo “avoro agile e definendolo una “modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro”.
 
Dalle mie parti, nel Regno Unito, lo smart working è una bella realtà: in Europa ci battono solo Danimarca, Svezia e Olanda. Nei paesi della Ue, l’Italia è il taillight, cioè il fanalino di coda. Nemmeno gli sgravi contributivi previsti dalla legge varata per promuovere il lavoro agile sono serviti to give a boost, a dare una spinta: resteranno così in buona parte nelle casse dello Stato i 110 milioni di euro messi a disposizione per il biennio 2017-’18 a favore delle aziende che adottano programmi per aiutare i dipendenti a conciliare impegni di lavoro e di famiglia. What a pity, ossia un vero peccato: alla prova dei fatti ad esempio risulta che il lavoro agile aumenta la produttività del 20% e riduce l’assenteismo almeno del 60%. Perfino laddove è indispensabile la presenza fisica si possono trovare formule e soluzioni per adattare i tempi di lavoro alle esigenze del personale: una catena commerciale statunitense ha registrato un secco incremento delle vendite grazie ad una app che consente di accordarsi per lo scambio turni. 
 
Best regards,
Mister Hire
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